Assicurazione CatNat: protezione e opportunità per le imprese

Il clima cambia e con esso cambia anche l’esposizione delle imprese ai rischi catastrofali. L’Italia sta vivendo un’escalation di eventi estremi: solo nel 2024 se ne sono registrati 351, quasi sei volte di più rispetto al 2015, con un incremento del +485%(legambiente.it).
Questo trend conferma che le catastrofi naturali non sono più eventi straordinari, ma fenomeni ricorrenti che lasciano dietro di sé danni ingenti e lunghi tempi di ripresa.
Quando una catastrofe si abbatte su un’impresa, le conseguenze non si limitano alla perdita di beni materiali: produzione ferma per settimane o mesi, aumento dei costi, perdita di quote di mercato. In alcuni casi, la chiusura definitiva. Un effetto domino che coinvolge lavoratori, famiglie e l’intero tessuto economico di un territorio. Per questo parlare di gestione del rischio CatNat non è un esercizio teorico: è una necessità strategica.
Ed è qui che i broker assicurativi hanno un ruolo fondamentale: aiutare le aziende a passare da un approccio reattivo (ricostruire dopo) a uno proattivo (prevenire).
Basti pensare che oggi, gli interventi post-catastrofe costano enormemente di più rispetto agli investimenti fatti in prevenzione: dato un valore 1 investito in prevenzione, significa moltiplicarlo per 7 per intervenire in emergenza e di almeno 10 per ripristinare fabbricati, servizi e attività produttive. Ha affermato Filippo Emanuelli, AD di BELFOR Italia in un intervista con Chiara Garbin, Funzionario pubblico ed esperta in Protezione Civile.
Rischio, percezione e preparazione
Nell’immaginario collettivo il rischio appare come qualcosa di imprevedibile. In realtà è un concetto probabilistico: la possibilità che un evento accada e provochi danni a persone e beni.
Questa consapevolezza porta con sé una verità fondamentale: se il rischio non può essere completamente eliminato, può però essere gestito e contenuto attraverso formazione e preparazione.
«In effetti ancora oggi la percezione del rischio – e la capacità di definirlo e gestirlo – non è un tema che si affronta diffusamente», conferma l’ingegner Emanuelli, «proprio per questo noi di BELFOR, nel dialogo con le Pubbliche Amministrazioni e con le aziende, cerchiamo di focalizzare l’attenzione sulla preparazione intesa non solo come adozione di piani di emergenza, ma anche come formazione continua, simulazioni pratiche e diffusione di una vera e propria cultura del rischio, condizione essenziale per affrontare le emergenze».
Pubblico e privato: la sfida di una gestione integrata del rischio
Dalla consapevolezza individuale del rischio e dalla necessità di preparazione, emerge subito un’altra dimensione fondamentale: la gestione efficace delle calamità naturali non può limitarsi al singolo soggetto o all’impresa, ma richiede una cooperazione strutturata tra pubblico e privato, dove piani, protocolli e responsabilità si intrecciano per proteggere persone, beni e territorio.
Alla domanda: Perché è necessario coinvolgere anche la Pubblica Amministrazione nella politica di prevenzione del rischio, l’Ingegner Emanuelli ha risposto «Perché ogni impresa deve considerare se stessa come potenziale origine di un inquinamento a seguito di un evento alluvionale così come può essere essa stessa danneggiata da altre realtà. La condivisione della analisi dei propri rischi – per esempio della fuoriuscita di prodotti chimici – e delle strategie di contenimento dei rischi con l’amministrazione comunale può portare ad una maggiore sinergia e efficienza nella gestione della crisi post calamità naturale». Ha inoltre aggiunto che «l’analisi del rischio portata avanti da ciascuna azienda deve essere congiunta alle azioni di gestione e manutenzione del territorio messe in atto dall’Amministrazione. Il PPR (Piano di Protezione dei Rischi) di un determinato territorio deve contemplare i rischi legati alle imprese presenti che potenzialmente possono danneggiare anche infrastrutture e beni della collettività».
Su questo punto la dott.ssa Chiara Garbin ha ricordato che «dal 2016 esiste un protocollo d’intesa tra Dipartimento della Protezione Civile, sistema delle imprese italiane e Confindustria, che ha dato vita al Programma Gestione Emergenze (PGE). L’obiettivo è diffondere la cultura della prevenzione e della gestione dei rischi nelle PMI e nelle istituzioni locali, supportando imprese e comunità nell’affrontare le emergenze a seguito di una calamità naturale».
Riguardo al coordinamento tra pubblico e privato nella prevenzione e gestione delle CatNat Emanuelli ha aggiunto: «in generale credo che un’organizzazione ideale della gestione delle emergenze richieda la cooperazione, in fase preventiva, tra Protezione Civile, Vigili del Fuoco e le aziende del territorio con una azione di coordinamento e realizzazione di protocolli chiari in “tempo di pace” . Solo così, al momento dell’emergenza, si può intervenire in modo sinergico e con attività complementari basate su una strategia condivisa. Ancora oggi, però, in molti casi ci troviamo di fronte a una totale assenza di conoscenza degli scenari di rischio da affrontare e dei ruoli che le varie istituzioni giocano al verificarsi dell’evento calamitoso.
Infine, l’ingegnere ha auspicato la realizzazione di una pianificazione più strutturata:
«nel tempo la possibilità di realizzare una mappatura dei rischi inquinamento a livello comunale, includendo gli asset pubblici e privati del territorio, aiuterebbe a definire in via preventiva dei capitali con cui finanziare specifici capitoli di spesa necessari per l’emergenza, e perché no, migliorare il trasferimento all’Assicurazione di tali somme, ove possibile, migliorando così una copertura economica delle opere di salvataggio».
Assicurazioni CatNat: tra obbligo e opportunità
La recente introduzione dell’obbligo di copertura assicurativa contro le Catastrofi Naturali cambia radicalmente lo scenario. Per le imprese, dotarsi di una copertura CatNat non è solo un vincolo normativo, ma anche un’opportunità per adottare un approccio proattivo alla gestione del rischio.
Il tema assicurativo diventa quindi cruciale. «L’obbligo per le imprese di assicurarsi contro le CatNat – spiega Garbin – è stato concepito proprio per aiutare le imprese italiane a fronteggiare in modo più efficace gli eventi naturali estremi, rafforzando l’importanza della prevenzione. In questo modo l’attenzione viene spostata dalla sola riparazione dei danni (intervento post catastrofe) a una preparazione preventiva, che incentiva le imprese ad adottare adeguate misure di protezione. A mio parere sarebbe addirittura interessante premiare le imprese che hanno fatto una analisi dei rischi e messo in atto azioni preventive – compresa la formazione delle persone che lavorano in azienda – per prepararsi e gestire al meglio incidenti e calamità».
In questo contesto, BELFOR mette a disposizione programmi di preparazione, formazione e assistenza preventiva, pensati per accompagnare le imprese nella gestione dei rischi.
«L’obbligo di assicurazione contro le CatNat rappresenta un’opportunità concreta per le imprese – spiega Emanuelli – Non si tratta solo di rispettare una norma, ma di creare formazione a chi – come le squadre di emergenza di una azienda – è chiamato a rispondere. I programmi come P.I.A.® e RED ALERT® di BELFOR permettono alle aziende di usufruire di corsi di formazione dedicati alla preparazione delle squadre interne, consentono la pianificazione di piani di risposta all’incidente personalizzati, fino a definire le azioni immediate da mettere in campo in caso di emergenza».
In sintesi, affrontare le CatNat oggi significa unire in maniera proattiva preparazione interna, cooperazione con le istituzioni e strumenti assicurativi. Solo così imprese, territori e comunità possono trasformare il rischio in opportunità concreta, proteggendo persone, beni e attività economiche.
Settembre 2025